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Castelli e la Ceramica d’Uso

C astelli è uno dei trentasei centri di antica tradizione ceramica sparsi sul territorio italiano, che vive esclusivamente di maiolica da cinque secoli.
Le sue produzioni, rese famose dalla valentia dei maestri artigiani, appartenuti alle famiglie dei Pompei, dei Grue, dei Gentile, dei Cappelletti e dei Fuina, per citare le più note, sono presenti in tutti i più grandi musei del mondo, ed erano dirette a una committenza molto qualificata: dalle corti europee agli alti prelati, dalla nobiltà alle grandi comunità monastiche.

Accanto alle produzioni auliche, tuttavia, si è sempre sviluppata una produzione corrente di ceramica d’uso quotidiano e popolare, diretta al grande pubblico, che veniva smerciata sui mercati e nelle fiere.

La maggior parte delle fabbriche castellane erano dedite a questo tipo di produzione, caratterizzata prevalentemente da una copertura di solo smalto bianco. Di essa non rimane adeguata documentazione anche perché di difficile riconoscimento per la sua semplicità, a differenza della produzione cosiddetta dipinta, che ha, invece, chiari elementi identificativi per forma, per decori e per tipicità della tavolozza, che la distinguono da quelle coeve degli altri centri di produzione ceramica.

Dalla seconda metà del Settecento, a causa della concorrenza delle manifatture di porcellana prodotte delle stesse corti europee, che conquistano i mercati di qualità prima riservati alla maiolica dipinta, e per l’introduzione di manufatti seriali sempre a più basso costo, si assiste a una progressiva decadenza delle produzioni auliche, con l’attività produttiva che si riduce quasi esclusivamente alla ceramica d’uso, che diventa l’attività produttiva principale per tutto l’Ottocento.

Gli studiosi e i collezionisti, da sempre molto attenti alle produzioni auliche, hanno, invece, trascurato in qualche modo, quelle d’uso e popolari, che, allo stato delle cose, sono anche poco documentate.

La singolare collezione di zuppiere appartenenti alle produzioni di diversi centri ceramici italiani, realizzata con grande passione da Paolo Zuccari, include numerose zuppiere provenienti dalle fabbriche castellane. Essa costituisce, pertanto, una preziosa documentazione, anche se settoriale, delle produzioni ottocentesche, le quali, accanto alla maiolica da tavola coperta di solo smalto bianco, introducono tipologie produttive, innovative nelle forme e nei decori, tanto da creare e sviluppare una propria connotazione e caratteristica.

Giovanni Giacomini

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